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Un paio di mutande nuove può fare la felicità
la paura non esiste
post pubblicato in Diario, il 4 gennaio 2012


Ho quasi paura, in verità, 
tanto sento la mia vita allacciata

al pensiero radioso 
che l'anima mi ha preso l'altra estate,

tanto la tua sempre cara immagine
abita in questo cuore tutto tuo,

questo mio cuore soltanto bramoso
di amarti e di piacerti! 
Io tremo - e tu perdona 
la mia estrema franchezza - 

se penso che un sorriso, una parola 
da parte tua son legge ormai per me, 

e che ti basterebbe un solo gesto, 
una parola, un battito di palpebre, 

per chiudere il mio essere nel lutto 
della sua celeste illusione.  (P.V.)



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ha si sì
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2011


L'impavida sta per tornare 



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once
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2011


Una volta al mese succede che l'Impavida deve armare la cavalleria.
Gli esperti dicono "è colpa degli ormoni"; lei anche sa che è così.
Si sente brutta, trasandata e, non avendo con chi prendersela, si scaglia contro tutti.
Una volta al mese, prima che i giorni diventino ''quei giorni'', l'Impavida diventa insopportabile.
Lei stessa non sopporta la sua presenza, avrebbe voglia di sparire, dormire 
e
risvegliarsi bella, riposata e con una pelle splendida.

Da qualche tempo l'Impavida vive una dimensione tutta sua; è amata ed è innamorata.
Ha capito che, da un po' di tempo, ogni giorno trova la voglia di alzarsi e lo deve solo a chi la guarda.
A chi la guarda e a come la guarda.

L'Impavida si sente utile; si sente ergonomica, funzionale.
L'Impavida non lo vorrebbe ammettere, ma pensa sempre al futuro, alle sorprese che le riserverà.

Vorrebbe non deludere mai, ma talvolta è più forte di lei che forse così forte non è.

L'Impavida ha quindi deciso di riprendere quota perché Lei
almeno questo
è una che non si arrende mai.

Il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai.



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filo di ferro
post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2011


L'Impavida vive un momento di pura infelicità.
Ha deciso tuttavia di non parlarne, di non parlare, di chiudere gli occhi.
Vuole solo dormire, piangere quando ne ha voglia, non comunicare più.
Tagliare e non ricucire.
L'Impavida è stanca, forse come mai lo è stata per il passato.


I'm a loser, baby, so why don't you kill me?





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diciamolo
post pubblicato in Diario, il 12 aprile 2011


Mozione Minetti: "Basta parrucchieri abusivi". 
Parola di shampista
Comprensione, dove sei?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2011


Il sano non capisce il digiuno.
Il magro non capisce il grasso.

La (mano) destra non sa quello che fa la sinistra.

Chi studia non capisce chi lavora.
Chi lavora non capisce chi studia.
Chi studia e lavora non capisce chi ha famiglia.

Chi ha l'ombrello quando piove non capisce chi si bagna.
La pioggia non sa che piove sempre sul bagnato.

Le more non capiscono le bionde.
Le bionde, dicono sbagliando, non capiscono niente.

La lingua va dove il dente duole
e
i denti si stringono quando c'è un problema.

Bisogna avere spalle larghe nella vita!
Le spalline invece non vanno più di moda dagli anni '80.
L'Impavida invece deve imparare a fare più spesso spallucce.
 


Vedi cara, tutto quel che posso dire 
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente. 
sotto sotto siamo tutti bene e siamo tutti amici
post pubblicato in Diario, il 10 marzo 2011


L'Impavida ha poche e fidate amiche.
Non sono storiche, ma hanno perlopiù pazienza biblica e saggezza d'altri tempi.
Tuttavia capita a volte di scontrasi su temi impegnativi, succede che la leggerezza sia sostituita da confronti aspri e ragionamenti contorti.
L'Impavida ha amiche coraggiose che, con coerenza invidiabile, motivano le proprie scelte, portando argomentazioni degne di Wikileaks.

Questo succede sempre; 
ogni volta che l'Impavida incontra queste giovani donne alle prese con la vita e le sue incognite, una nuova rivelazione riesce a sorprenderla e a darle spunti inaspettati.
Gli argomenti?
Diversi, spesso avariati, ma comunque sempre allettanti.

L'Impavida e le sue compagne di merende e merendine hanno opinioni divergenti sulla finanza, sul mondo arabo, sui colori da abbinare, sul cinema e sui libri.
Soprattutto però, le Nostre divergono su un tema in particolare.
Importante, determinante, vitale.
No, non è il matrimonio; non parliamo di figli, di culle o biberon. No.

Parliamo di massaggi. Massaggi, non messaggi.

Farsi fare un massaggio equivale a prenotare un biglietto aereo solo-andata per BoraBora, comprarsi un paio di Caovilla senza misurarle, scrivere un libro.
Insomma, farsi fare un massaggio non è una decisione last-minute:
bisogna pensarci bene, il trauma potrebbe essere irreparabile.
L'Impavida non è avvezza a farsi toccare da mani estranee;
cerca, se e quando può, di limitare il contatto con gli altri.
 Non ama il tripudio di baci, abbracci e pan di stelle
con gli sconosciuti,
figuriamoci se è nuda come una lumaca e non può ritirarsi nel guscio.
Quando l'Impavida valuta l'ipotesi di fare un massaggio, è puntualmente dilaniata dai dubbi.
Pensa e ripensa, rimurgina, non ci dorme.
E si chiede: perché mettere al servizio dello sguardo altrui anni di duro lavoro per avere una cellulite granitica e stabilizzata come un contratto a tempo indeterminato?
L'Impavida non se ne fa una ragione.
Ha impiegato anni e anni di duro lavoro per poter vantare
maniglie dell'amore solide e durature come se fossero zincate.
Anni e anni di schifìo alimentare per poter dire ''sì, questo grasso è mio e me lo gestisco io''.


Io sto a guardar la tua felicltà, mi chiedo quanto durerà 
Io so che ogni amore è sempre stato un breve sognoe niente più. 
niente più 
però la vita è un'altra cosa, eh si, esempioabbandonarsi un pò così 
sentirmi il sole in faccia e non vederti, 
ma capir dalla tua mano che sei qui. 

Opposizione
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2011



L'Impavida è una bestiolina difficile da gestire.
All'Impavida piace l'autogestione.
L'Impavida deve mettersi d'accordo con se stessa.
Sarà una contrattazione complessa, teme.



Non sempre rispondo, dipende dai giorni
Dall'aria che tira tra me e i miei ricordi
Per cui se succede che qualche argomento
Rimane silente, o qualche risposta sia un poco sfuggente
Sappi che a volte nella mia testa
Cade una grandine molto violenta


bio con brio
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2011


L'Impavida è un aggettivo e un sostantivo.
Un nome, un cognome, una storia raccontata, una segreta, una da raccontare, una da scrivere.
L'Impavida è una tutta da vivere.
All'Impavida si lega un mondo di riflessioni, verbi a loro volta riflessivi, passati e persone passive.
L'Impavida è attiva; lo è su tutti i fronti.
Subisce qualche ingiustizia, ma non è mai passiva.
E' libera nella testa; il suo pensiero è più che un canto libero.
E' una sinfonia e lei si sente Guglielmo Tell.
E' una marcia sui tacchi, una scalata mobile come mobile è la donna.
E' terribilmente pop. Anzi, sa di tutto un po'-p
E' forte e libera. 
Talvolta modesta, più spesso molesta.
E' antica e terribilmente moderna.
Spesso punge da brava ape regina, ma raramente tira fuori gli artigli.
Quella è un'attività che lascia volentieri alle zoccole.





permalink | inviato da CherieApeRegina il 21/2/2011 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
La verità
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2011


La verità su San Valentino
festa regina del consumismo e del grasso in eccesso
 è che la disprezza solo chi non è innamorato.

Ogni giorno l'Impavida celebra il suo compagno,
che con presunzione non definisce ''ragazzo'',
solo perché sente di essere in una fase della vita in cui un uomo è un uomo;
e in questo caso quell'uomo è il suo.

L'Uomo dell'Impavida: l'Impavido.
L'Impavida e l'Impavido si celebrano
ogni volta che si tengono per mano o prendono il caffè insieme.
L'Impavida e il suo uomo si riempiono di premure e di supporto;
combattono contro le avversità,
forti del mare calmo in cui navigano a vele spiegate.
L'Impavida e il suo uomo sono due adulti che si sono scelti e che ogni giorno si scelgono.
Sono due adulti che ogni giorno si stupiscono di essersi trovati
e
si rammaricano di non essersi incontrati prima.
Sono due adulti antichi.
Due che non camminano con le stesse scarpe,
ma hanno deciso di camminare affianco,
per diverse strade
o
su una strada sola.


L'Impavida su tacchi troppo alti, l'Impavido su eccentriche scarpe colorate.
Piacciono alle vecchie antiche che li vedono innamorati, felici, forti.
E proprio per questo l'Impavida pensa che San Valentino non piaccia
a chi è solo, a chi magari è innamorato e non corrisposto, a chi non è felice per la felicità altrui.
L'Impavida è sempre felice
quando vede coppie che sorridono,
quando vede una donna che, come lei, si stringe nella giacca di chi ha affianco.
Lei lo fa sempre;
si rannicchia nell'incavo della spalla e non vede il mondo attorno.

L'Impavida e il suo uomo ridono sempre;
ogni tanto si rabbuiano, si ingelosiscono, si scrutano.
Però ridono forte.
Di tutto, di tutti, ovunque e comunque.
Per questo l'Impavida definisce il suo uomo compagno.
Perché è compagno di risate, sfuriate, scenate silenziose,
confronti accesi, dialettica impegnativa e fertile.
L'Impavida è innamorata delle parole, ma ancora di più di chi sa fare l'amore con le parole.
E lei - che stasera butterà kili di sale per scacciare chi li invidia - fa l'amore tutti i giorni.


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permalink | inviato da CherieApeRegina il 14/2/2011 alle 17:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
scatole
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2011


L'Impavida in questo periodo si fa parecchie domande sul futuro.
Anche sul passato.

Le capita spesso, infatti, di ritrovare
 -persi nel microcosmo che è il suo armadio- 
improbabili abiti anni '30 e pantaloni fetish.
Si chiede perché abbia comprato certe oscenità, ma non si pente quasi mai.
Anzi.
Il più delle volte, guarda con un po' di tenerezza scarpe e guanti e 
- tra sé e sé - 
pensa che avrà avuto i suoi motivi per comprarli.

La vita però non è tutta un merletto 
e la casa dell'Impavida, nonostante le apparenze, nasconde cimeli da galleria degli orrori.
L'impavida lo sa, ma li nasconde con stile.

Peccato che, cercando cercando, 
abbia ritrovato regali di dubbia utilità
ricevuti
da persone di altrettanto sicura inutilità.
Statuette di donna, dvd, tele rimaste bianche, schede sim perché You&Me forever&Ever.
Ha ritrovato anche un libro, un sigaro e una candela.
Avrebbe voluto fare un falò, ma l'impavida 
- donna socialmente e culturalmente impegnata - 
ci tiene all'ambiente, 
mentre
alcuni individui sono più letali del letame.



Mentre dormi ti proteggo 
e ti sfioro con le dita 
ti respiro e ti trattengo 
per averti per sempre 
Sta arrivando il mattino 
stammi ancora vicino 
sta piovendo 
e non ti vuoi svegliare 
resta ancora resta per favore 
durbans
post pubblicato in Diario, il 8 febbraio 2011


L'Impavida ha capito che saper fare un'analisi politica non serve a niente.
Così come
saper scrivere in tre lingue è potenzialmente inutile.


L'Impavida, che è nota esperta di (raffinatissime) Tecniche di Stalking,
ha capito che la vera frontiera del non-conoscere postmoderno
è
la Sorrisologia.






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Sul fare la cacca
post pubblicato in Diario, il 7 febbraio 2011


L'Impavida ha sempre pensato che scrivere fosse come fare la cacca.
La sua vita è un alternarsi di ''mi scappa la cacca'' e ''mi scappa da scrivere''.
E quando le scappa, c'è poco da fare.

L'Impavida si alza e se ne va. 
Carta per scrivere o carta igienica assumono improvvisamente lo stesso valore.
Il must, poi, è il blocco note tenuto in bagno.
Momenti mistici in concentrazione e libertà.

La stitichezza è un problema sociale, un dramma esistenziale.
Fare o non fare la cacca con continuità cambia l'approccio alla vita.
Quando era una ganza pischella e frequentava l'università,
l'Impavida faceva cacca solo nei giorni in cui aveva gli esami.
Forse per questo, in fondo, aveva apprezzato la riforma che moltiplicava
- rispetto al passato -
il numero di esami, laboratori, seminari e prove.
Qualcuno la chiama paura, qualcun altro strizza.
L'Impavida sa solo che per anni ha battuto primati su primati,
non andando in bagno anche per venti giorni.
Un'impavida senza cacca e senza paura.

Poi ha smesso di mangiare glutine, poi si è innamorata.

Nel momento in cui ha smesso di mangiare glutine, ha notato che l'intestino la ringraziava, omaggiandola, tutti i giorni o quasi.
Quando invece si è innamorata, si è equilibrata tutta.
Bella dentro e bella fuori.



permalink | inviato da CherieApeRegina il 7/2/2011 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Disprezzo
post pubblicato in Diario, il 4 febbraio 2011


Disprezzo un sacco di cose.
La maleducazione, chi non saluta, chi non ringrazia.
Disprezzo chi fa rumore mentre mangia e chi non sa impugnare il coltello.

Disprezzo chi ostenta quello che non è, ma anche chi ostenta quello che ha.
Disprezzo i cimiteri; chi venera i morti per pacificare la propria coscienza e chi non li venera per presunta indifferenza.

Disprezzo chi crede di fare opinione senza avere idee.

Disprezzo chi non lascia parlare gli altri, chi sovrasta con la voce, chi vuole a tutti i costi catalizzare l'attenzione altrui.

Disprezzo gli ex, uomini o donne senza distinzione.

Disprezzo i miei ex e quelli altrui.

Disprezzo la prepotenza, le ragazze quando sono in gruppo, gli ombretti colorati, gli orecchini a forma di cerchio.

Disprezzo gli uomini che si vantano delle proprie capacità amatorie; disprezzo le donne e il finto pudore.

Disprezzo il giallo e il blu.

Disprezzo l'acqua leggermente frizzante e le persone sfiatate.

Disprezzo chi non usa farmaci, chi "non crede in niente",  chi non crede a chi non crede.

Disprezzo chi non si espone, ma ancora di più chi non si fa domande.

Disprezzo chi mente, ma molto di più chi non sa mentire.

Disprezzo chi chiama le mestruazioni ''cose''.

Disprezzo le donne che ''in quei giorni'' sono intrattabili e gli uomini che le trattano come fossero possedute.

Disprezzo chi non santifica gli altri, chi non coglie il valore degli esseri umani. 

Disprezzo la moda, la gente di moda, i posti alla moda.

Disprezzo chi mi chiama ''tesoro''; chi mi ha chiamato ''amore'' e non ci credeva.

Disprezzo le telefonate a prima mattina, gli errata corrige, gli NB e i PS.

Disprezzo il verde padania, la Padania e pure la Spagna.

Disprezzo la legge elettorale italiana, il prezzemolo, le calze a rete e gli stivali bianchi.

Disprezzo gli uomini che indossano camicie nere, chi ''certa musica fa schifo''.

Disprezzo chi non ha curiosità e chi, con la scusa della curiosità, non si fa i cazzi propri.

Disprezzo le persone invadenti, le domande indiscrete, le conversazioni morbose.

Disprezzo chi non ha paura e chi ha sempre paura.

Disprezzo gli errori consapevoli.

Disprezzo l'iconografia.

Disprezzo le messe a pagamento, le offerte indotte, i rifiuti sfacciati.

Disprezzo le donne sposate che si sentono improvvisamente vergini.

Disprezzo molto di quello che leggo.


E, in tutto questo, me ne fotto del disprezzo altrui.



permalink | inviato da CherieApeRegina il 4/2/2011 alle 18:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
impavida's secrets
post pubblicato in Diario, il 29 gennaio 2011


L'impavida ha un segreto.
No, non è un fidanzato che ormai è entrato anche nel cuore di mamma' e papà.
E' un altro segreto che non rivelerà.




permalink | inviato da CherieApeRegina il 29/1/2011 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
the same old story
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2010


"Quando ti deciderai a mettere la testa a posto?"
L'ultima volta che mi è stata fatta questa domanda, la mia vita era un po' diversa.
Avevo qualche anno in meno, l'estate era all'insegna del cazzeggio e non avevo ancora trovato il rimmel perfetto.
Voci insistenti mi volevano presto sposa di un filosofo e leggevo almeno due libri a settimana.

Oggi le cose sono cambiate.

Tutti i giorni sono alle prese con dichiarazioni di dubbia utilità,
con convegni organizzati al solo scopo di vedere impettiti uomini in giacca e cravatta e donne in improbabili bustini lanciarsi sul buffet di turno.
Ogni giorno attraverso le dissestate strade di Roma in cerca dello scoop che determini la svolta professionale.
Ogni giorno il mio telefono diventa di fuoco per le stronzate che deve ascoltare e la cartella messaggi è ormai piena di proposte inaccettabili.
Eppure oggi, con qualche anno in più e molti tacchi distrutti dalle continue traversate, la domanda è sempre lì, ancora senza una risposta definibile soddisfacente.
Quando metterò la testa a posto?

Quando troverò quello giusto, ovvio.

Ma come dev'essere quello giusto?

Intelligente almeno la metà di quanto voglia apparire.
Bello anche senza la crema preventiva per le rughe.
Carismatico senza sentirsi Napoleone.
Divertente senza credere di essere sempre a Zelig.
Avventuroso senza la necessità di essere estremo anche quando va a comprare il latte.
Intraprendente senza pensare che, per comprare un mazzo di fiori, debba andare sul cucuzzolo della montagna per raccoglierli.
Ambizioso senza avere la voglia di uccidermi al primo successo ottenuto da me e non da lui.

Difficile? Parliamone.
Negli ultimi due anni ho frequentato un numero non indifferente di soggetti maschili.
Il boss che voleva la pupa affianco per sentirsi figo e giovane.
Il collega ambizioso che, se avesse potuto, mi avrebbe avvelenato durante la cena fashion con gente fashion e carta igienica super-fashion.
Il figlio di mammà che ancora non ha tagliato il cordone ombelicale e che si guarda bene dal posizionarsi in maniera autonoma nel mondo.
Il più banale dei Peter Pene su cui meglio non sprecare neanche una parola.
L'arrampicatore sociale che più che una fidanzata, cercava in realtà Eva Kant.
Et cetera, et cetera, et cetera.

L'elenco sarebbe lungo. Troppo, effettivamente.


Give me back my point of view.



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Essere radical free oggi
post pubblicato in Diario, il 5 ottobre 2010


L'impavida ancora vive e ancora lotta.
Sono passati i tempi in cui, sfidando piogge e temporali, correva all'alba a procacciarsi il cornetto.
L'impavida è celiaca.
Una celiaca adulta, quindi una celiaca che conosce i sapori che non può più gustare.

Da quando ha appreso questa ferale notizia, la nostra è una persona diversa.
L'impavida trascorre interminabili ore a riprodurre 
con la forza del pensiero
 il sapore della carbonara e delle lasagne.

La nostra eroina si ritrova a vivere esperienze sensoriali continue, costretta com'è a immaginare fumanti tortellini e pizze da asporto.

Abituarsi a questo nuovo stile di vita, ha costretto l'impavida a dare sfogo alla fantasia, 
diventando massima esperta di 
gallette di riso, riso sotto forma di gallette e di ridenti gallette.

La nostra declina la galletta in impensabili varianti:
- galletta nuda e cruda
- galletta di riso con zucchero
- galletta di riso con sale
- galletta di riso con olio e sale
etc etc

Ora, l'impavida è dotata di forza di volontà, fermezza e costanza. 
Non la ferma un tacco 14, figurarsi il glutine. 
L'impavida è donna 100% lana merinos, 
non si lascia nevrotizzare da una pastiera o da una piadina.

L'impavida è donna impegnata; legge, scrive. 
Fa girare la cultura, l'economia e, talvolta, anche le palle.
L'impavida è donna onesta: riconosce il merito a chi ce l'ha.

Quindi vuole ringraziare le gallette.

Se ieri era considerata una radical chic, 
oggi può vantare di essere una Radical Chick.


Le cose che abbiamo in comune 
sono così tante che quasi spaventa 
entrambi viviamo da più di vent'anni 
ed entrambi, comunque da meno di trenta 
ci piace mangiare, dormire, viaggiare, ballare 
sorridere e fare l'amore 

Cose e gente
post pubblicato in Diario, il 24 maggio 2010


A volte conosco gente e faccio molte cose.
Altre volte, faccio gente e conosco molte cose.
Dovrei iniziare a farmi molta gente e a conoscere molti cosi.


Cherieaperegina
post pubblicato in Diario, il 21 maggio 2010




Scende in politica.
Ha fondato Il Partito dell'Amore. Per il Buongusto.
La verità
post pubblicato in Diario, il 20 maggio 2010


La verità è che le amanti, molto più delle mogli, vanno coltivate e curate.
Non perché siano più importanti, più belle o più intelligenti.
No.
L'amante, anche la più innamorata delle amanti, può decidere di impazzire.
Impazzire con lucidità.
Impazzire con lucidità implica il rischio da parte del traditore di cominciare a sentire la terra tremare sotto i piedi.
Implica valutare che l'amante possa essere stanca di essere
relegata al tempo rubato e agli sms clandestini.
Ecco.
L'amante può decidere di essere pazza.

E io posso decidere di sputtanarti in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Facendoti annegare nel lago della tua stessa merda.
Genesi dell'amore perdente di un astro nascente
post pubblicato in Diario, il 6 maggio 2010


Vorrei la bacchetta magica.
Essere la musa di un artista.
Viaggiare sempre senza meta e senza biglietto.
Trovare le scarpe che desidero con un saldo del 90%.
Vorrei aver conosciuto Oscar Wilde ed essere amica di Franco Battiato.
Vorrei lasciare ogni giorno il segno.
Vorrei non dovermi preoccupare delle bollette
del volume dello stereo troppo alto.

Vorrei fare l'albero di Natale tutti i giorni
e
conoscere la Befana.
Vorrei essere il simbolo del nuovo che avanza
e
avere il coraggio di invitare un barbone a cena a casa.

Vorrei spostare sempre i mobili e avere un terrazzo di cento metri quadri.
Vorrei ricordarmi di innaffiare le piante e avere sempre fiori freschi.
Vorrei firmare l'inchiesta del secolo e vincere il premio Pulitzer.

Vorrei sposare un filantropo
e
 fare  l'amore ogni volta come se fosse l'ultima e la prima insieme.
Vorrei fumare nei locali e ballare mentre aspetto il mio turno al banco gastronomia.
Vorrei avere migliaia di scarpe e non dover indossare le mutande.

Vorrei che ogni giorno fosse fantastico e non solo unico.
Vorrei che il principe azzurro esistesse e vorrei incontrarlo per caso,
mentre faccio la fila al supermercato.
Vorrei non averlo già incontrato e non averlo riconosciuto.
Vorrei riuscire ad ammaliarlo.
Vorrei averti stregato. Non ci sono  riuscita. Mi limiterò a portarti sfiga.
L'eroina
post pubblicato in Diario, il 4 maggio 2010


ha sempre saputo di preferire gli insani di mente.
Ma non avrebbe mai pensato di conoscerne così tanti.

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permalink | inviato da CherieApeRegina il 4/5/2010 alle 1:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lui, lei ed io
post pubblicato in Diario, il 2 maggio 2010


Cara moglie,
com'è essere moglie? Com'è essere la moglie di un uomo che, con ciclicità puntuale, si dimena in capriole olimpioniche con un'altra?

c'è poco da fare
post pubblicato in Diario, il 17 aprile 2010


Alcuni contatti che ho su Facebook sembrano nati appositamente per rompere la minchia alla sottoscritta.
io, mio
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2010


Caro blog,
scusami.
Scusami se ti trascuro e se scaccio il tuo pensiero quando la realtà della vita m'imporrebbe di scriverti e sfruttarti.

Ci riproviamo? Ti vuoi rimettere con me?
Non sarò una minestra riscaldata, promesso. Al massimo un saporito polpettone ripassato in padella.




permalink | inviato da CherieApeRegina il 7/4/2010 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Presidente, candidi me
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2009


Presidente, candidi me.
Visto che suo figlio è innamorato e felicemente accoppiato, non posso sposarlo.
Le chiedo quindi di candidarmi alle elezioni europee.

Le prometto che farò finta di non aver sostenuto due esami di diritto europeo, pur di essere ammessa al corso di formazione.
Dimenticherò i congiuntivi e le locuzioni avverbiali, se dovesse servire a qualcosa.

Presidente, candidi me.

È vero, il mio 110 e lode non varrà mai quanto le misure di una pin up da 90-60-90, ma -sempre all'occorrenza- sono pronta a ripudiare laurea, lodi e baci accademici.
Però, presidente, candidi me.
Non ho partecipato al Grande fratello, lo so, ma quando pensavo ingenuamente che studiare mi sarebbe servito a qualcosa nella vita, ho vissuto in una comune.

So anche che non ho fatto l'annunciatrice televisiva, ma ho imparato bene tutte le movenze: mi tornano utili ogni volta che busso a qualche porta per un colloquio e non risponde nessuno.

Presidente, candidi me.

Sono giovane e ho voglia di imparare.
Mi candidi perché so tutto sulle famiglie monarchiche, anche se non sono mai stata a Uomini e donne a fare la tronista.
Mi candidi perché ho capito per tempo che fare la letteronza sarebbe stato meglio che diventare una letterata.

Dia un senso al fatto che, se non mi candida, il mio unico scopo nella vita diventerà lucidare i vetri di casa. Altro che Cento vetrine su Canale5.
Mi candidi perché conosco la geopolitica internazionale, anche se sull'isola dei famosi non ci andrò mai.
Mi candidi per dimostrare ai suoi elettori che oltre le gambe c'è di più. Nel mio caso, un piede che calza il 38.

Casomai non dovesse proprio candidarmi, almeno mi trovi un rospo che diventa principe azzurro con tanto di scarpetta di cristallo! Sono disposta anche a fargli un Incantesimo.
Gli uomini sono davvero come il rossetto?
post pubblicato in Diario, il 17 aprile 2009


Si dice che il ricordo di alcune persone sia indelebile.
Siano state protagoniste di pochi passi nelle nostre vite o che ci abbiano accompagnato a lungo, alcune proprio non riusciamo a cancellarle.

Io non ho mai apprezzato i rossetti resistenti all'acqua; mi piace, invece, vedere le evoluzioni del colore.
Anche dopo un bacio. Vedere che non c'è quasi traccia di quel colore sapientemente scelto e indossato. Lo ritrovi spalmato sulle labbra di chi hai di fronte, sugli occhi, sul collo.

Il rossetto, figlio di mani esperte, è come una persona con una differenza che il primo -una volta sbiadito- puoi sempre ravvivarlo. Le persone, invece, una volta sbiadite, man mano vengono messe da parte, proprio come un rossetto che non è più di moda. Come quei colori comprati in momenti di follia o presi per suggellare momenti precisi.

C'è il rosso fuoco, il colore dei colori. Non sta bene a tutte, ma tutte ne abbiamo almeno uno. E' quella persona indimenticabile che, come il rossetto rosso, ogni tanto tiriamo fuori dal cassetto, senza mai avere il coraggio di indossarlo in pubblico.
Troppo evidente, appariscente. Poco coraggioso un comportamento del genere? Forse. Ma ci accontentiamo di averlo: usarlo troppo sarebbe quasi un sacrilegio.

C'è poi il rassicurante gloss, ma anche quello non sta bene a tutte. Le bocche grandi dovrebbero evitarlo come dovremmo evitare le persone neutre, banali, scontate. Se c'è, si vede, ma se non c'è, stiamo bene ugualmente. C'è un errore di fondo in tutto questo ed è dato dall'indifferenza. Quando ci piace qualcosa, quindi qualcuno, abbiamo voglia di vederlo continuamente. Ogni vestito è scelto rispetto al colore; in questo caso invece, ci accontentiamo di jeans e maglietta. Quasi che rompere gli schemi potrebbe essere controproducente.

C'è il rosa pallido. Lo considero il colore per eccellenza. Ce l'hai e la bocca è diversa, definita, desiderosa. Non lo indossi? Senti che ti manca qualcosa e lo cerchi in borsa finché non lo trovi. Non hai bisogno di guardarti allo specchio per indossarlo perché sai che ti starà bene comunque e con qualsiasi vestito o umore.

Non a caso è il colore delle principesse: sarà forse un rossetto il nostro principe?

diventare lesbica oggi
post pubblicato in Diario, il 11 aprile 2009


Gli uomini e il sesso.
Argomento spinoso e, a ben dire, penoso.


Ci fai sesso la prima sera e scompaiono perché non potresti mai essere la madre dei loro figli.

Li fai bramare, aspettare, gli fai scendere l'acido lattico alle ginocchia e, appena ti conquistano, ti lasciano perché hanno conquistato l'ambito trofeo.

Li fai aspettare un paio di settimane e loro, in quelle due settimane, sono il principe azzurro sceso in terra. Quello che ti fa esclamare ''ma dov'eri fino a oggi? Sono dannatamente fortunata''. Invece no, perché intanto non solo loro si trombano mezza regione, stati neutrali annessi, ma appena conquistato il trofeo (anche in questo caso, sì), immediatamente (e irrimediabilmente) ti ''devono parlare''.
Come dicono: essere lasciati prima di essere presi.

Fai la trasgressiva e si spaventano perché in fondo una donna forte non la vogliono. Il più delle volte gli basta la madre.

Fai la romantica e prendono il volo istantaneo perché vogliono una donna forte che eguagli la madre.

Fai l'indifferente e si spaventano perché pensano che tu sia frigida/insensibile/anaffettiva.

Li mandi a cagare e tornano con la coda tra le gambe.

Li ascolti e ti rimproverano di essere invadente.

Non li ascolti e ti fanno notare che dalla propria donna vogliono un'amica prima che una compagna.

Li coinvolgi nella tua vita e dicono di non respirare.

Non li coinvolgi e ti accusano di non pensarli abbastanza.

Ecco, io da oggi SONO LESBICA.



permalink | inviato da CherieApeRegina il 11/4/2009 alle 2:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Relazioni liquide, anzi da scogliere nell'acido
post pubblicato in Diario, il 19 marzo 2009


Che la precarietà sia quanto di più certo abbiamo, non c'è dubbio.
Tra contratti a termine, progetti, collaborazioni e sostituzioni,
il parco auto della instabilità lavorativo sembra pieno.
Agli stipendi che lasciano in vetrina le scarpe tanto desiderate e alle bollette che incombono
ci siam abituati tutti.

Si chiama precarietà, appunto.

Ma la precarietà emotiva? Sì, insomma, la precarietà sentimentale.
Le relazioni sono sempre più liquide, e questo si sa, così come si sa che ogni via
(ovunque conduca)
è lastricata di sanpietrini killer.

Ogni giorno, impavidamente, saliamo sul nostro tacco quattordici e sfidiamo la vita.
Ogni giorno decidiamo che quello stiletto sarà la chiave della svolta.

Ogni volta che incontriamo un uomo, pensiamo che sia quello giusto.
Ogni uomo, però, è come un contratto.

C'è il co-co-co, ad esempio. Il co-co-co è un collaboratore sentimentale; torna utile nel momento in cui avvertiamo che manca quel famoso ''quid'' che altro non è che
la smania di vanità, di essere corteggiate, cercate, adulate.
Ecco, quindi, che parte l'sms di turno:
scriviamo cioè a qualcuno che costa poco e che non richiede impegno contrattuale.
Il cococo ha un unico obbligo: dev'essere sempre sulla notizia, sempre pronto a dire sì; deve saper rinnovare puntualmente il proprio dizionario di frasi da Baci Perugina,
ma deve essere consapevole di essere solo un cococo;
il più precario dei precari.
Uno da previdenza di serie B, uno che non sarà mai invitato a cena.
Uno che può solo sognare un contratto blindato
che gli assicuri
 il mutuo sulla casa e Acea pagata per 50 anni.

Il co-co-pro è già un gradino più in alto.
Ha una durata contrattuale variabile, che può andare
dalla settimana di super-passione al mese intero.
Sa che ha qualche chance di ottenere un tempo indeterminato, ma ha anche la consapevolezza di avere un'interminabile fila avanti a sé.
E' facile ai ripensamenti.

La donna cocopro
vive, invece, il proprio contratto in maniera tragica e drammatica.
Inizia il proprio supplizio lavorativo, temendone già la fine, la debacle, il momento in cui le diranno ''è stato bello, addio''.
La donna cocopro non osa mai dire quello che pensa,
ma in cuor suo -al secondo giorno d frequentazione-
già progetta un fine-settimana nella romantica Versilia e un'uscita in moto la domenica, che includa nell'ordine:
colazione da Giolitti, passaggio al forno del Ghetto e rosa del pakistano inclusa.

Il contratto a tempo determinato
è rappresentato dalla categoria peggiore degli uomini.
Hanno già stabilito il momento in cui la donna scadrà.
Sanno già meticolosamente cosa dirle e quando dirle cosa.
Si avvalgono spesso della facoltà di non rispondere
(al telefono, agli sms, alle mail: a quell'overdose comunicativa di cui si ammalano le donne che si relazionano con loro) e hanno la sublime capacità di farti credere che
dopo i primi tre contratti
(vedi: lasciarsi e riprendersi e, nel frattempo, uscire con altre 45 donne)
ci sarà il trionfo dell'amore.

Sì, perché questo genere di uomo,
di solito un po' dannatamente brutto (altro che bello e dannato)
che dovrebbe solo ringraziare Paolo Crepet se una gnocca gli ha rivolto lo sguardo,
con le sue tribolazioni, i momenti cupi, le riflessioni apparenti
e i due pacchetti di sigarette che ti fa fumare tra una pausa e l'altra delle sue elucubrazioni e seghe mentali,
regala gratuitamente la falsa illusione di vivere un momento di crisi alla fine della quale
 però
ti guarderà e ti dirà
''Scusami, sei la donna della mia vita''.
Sicuri come sono che quel meritatissimo vaffanculo non glielo diremo mai.

I contratti a tempo indeterminato
sono infine una categoria a parte.
Non ci toccano mai da vicino poiché il loro status include
la fede al dito e qualche pupetto a casa.
Le loro storie sentimentali
si dividono in due grandi arterie
(più la nostra giugulare che diventa come quella di Pappalardo ogni volta che li immaginiamo nel proprio bel lettone matrimoniale, moglie inclusa).
a) Ci sono quelli per cui ''la mia storia è sacra'', frase che normalmente precede rocambolesche esibizioni circensi da tigri del materasso (il nostro, sempre dignitosamente matrimoniale)
rispetto alle quali sarete accusate
di averli tentati,
di essere state irresistibili.
Delle stronze, insomma.
La storia non era poi tanto sacra, in realtà, ma
il giorno dopo
loro tornano a essere in due nel lettone
e noi a dormire di traverso e a raccontarci di quanto sia bello dormire da sole.

b) Quelli che ti tartassano di telefonate in cui ti dicono di aver trovato la donna giusta, ma che sono pronti a scappare appena capiscono che la sindrome ''da moglie'' è in ognuna di noi.
Ce l'hanno data nel pacchetto nascita. Tutto incluso, full optional.

b. comma.1 )Ma ci sono anche quelli che negano di
avere figli, animali domestici, fedi al dito
e suocere che preparano il polpettone con le patate.

Sono quelli che io chiamo Peter Pene; sono diventati grandi, magari hanno anche qualche capello bianco, un'auto grigia, forse persino l'autista.
Ma l'amico Fritz gli è rimasto piccolo così.
Blogger: stili di vita
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2009


Chi mi sposa?
Chi mi chiede di uscire?
Chi mi assume?
O chi mi offre un contratto irrinunciabile?
Con chi progetto figlio e famiglia?
Con chi di andare a cinema a vedere un film di nicchia?
Chi prenderà con me il prossimo Martini bianco?

Poiché credo che non sia ancora il tempo di dare risposte a molte di queste domande, allora approfitto di questa domenica pomeriggio, del tempo incerto e dei turisti che affollano il mio quartiere per salutare e, perché no, ringraziare i blog che leggo più che sempre, da sempre.

Quali sono i miei blogger del cuore, quelli con cui uscirei a cena,
con cui prenderei un caffè nero e amaro?

Non sono tanti, non perché gli altri non siano meritevoli, ma poiché dal giorno in cui ho aperto questo spazio, i preferiti sono rimasti pressocché gli stessi.
Ancora leggo Wonder Cozza che mi illumina con le sue massime. Marco De Amicis che seguo nelle sue vicissitudini professionali ma anche private.
Mario Adinolfi di cui mi ricordo i post risalenti al periodo in cui non era ancora il Mario Adinolfi che è oggi.
Maura Satta Flores che, come me, nel frattempo ha cambiato case (fatta di mura, ma anche fatta di link) e che mi ispira continuamente.
Poi c'è Nix, un romantico post-moderno; Claudio Caprara, Nightfreeqnc, Ombra e Elfo Bruno.

Tutte letture irrinunciabili a cui stasera voglio attestare il mio affetto, la mia stima, la voglia continua di approfittarne.
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